N°163 Dicembre

CULTURA & GUSTO

Con l’Art Nouveau di Mucha trionfa la bellezza femminile

Irene Catarella

A Roma, a Palazzo Bonaparte, fino all’8 marzo 2026, la mostra Alphonse Mucha.Un trionfo di bellezza e seduzione celebra Alphonse Mucha, uno dei massimi rappresentanti dell’Art Nouveau, nato in Moravia, allora parte dell’Impero austroungarico e oggi nella Repubblica Ceca. L’esposizione è uno degli eventi che festeggia i 25 anni di attività della casa di produzione di mostre Arthemisia. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, Alphonse Mucha trasformò la grafica in poesia visiva. Slavo di nascita, ma parigino d’a dozione, seppe fondere in un linguaggio unico arte decorativa, pubblicità, allegoria e spiritualità. Nelle sue opere, la figura femminile diventa emblema del bello universale, avvolta in un vortice di linee fluide, motivi floreali e atmosfere sospese. Le sue donne non sono ritratte: sono idee incarnate, spiriti della natura, personificazioni di stagioni, sentimenti o elementi preziosi. All’interno di questo stile generale, ogni opera assume significati simbolici e tematici specifici: natura, stagioni, materialità, mito, pubbli cità, tutto si intreccia in una sinfonia di linee, curve e colori che generano bellezza. Il successo di Mucha iniziò grazie all’attrice Sarah Bernhardt che gli chiese di creare il manifesto per il dramma Gismonda da lei diretto e interpretato, messo in scena il 4 gennaio 1895. L’attrice è raffigu rata in piedi, ieratica, avvolta in un abito sontuoso. La verticalità del formato accentua la sua presenza monumentale. La stilizzazione della figura e la raf finatezza cromatica creano un effetto di sacralità. Bernhardt non è più attrice, ma icona incoronata di orchidee e con un ramo di palma in mano che rappresenta la processione della Domenica delle Palme, il momento più importante del melodram ma: la struttura ad arco in cui Mucha la incastona a grandezza naturale e la eleva a divinità dell’ar te teatrale. L’opera fonde culto, pubblicità e arte, fondando lo “stile Mucha” destinato a dominare la Parigi fin de siècle . Nella serie delle Stagioni , la litografia a colori Estate del 1896 incarna la pienezza della vita naturale. La rilassata figura femminile è avvolta da tonalità

La rassegna di Roma celebra l’artista che trasformò la grafica in poesia visiva. Le donne sono protagoniste non attraverso ritratti, ma come spiriti della natura, personificazioni di stagioni, sentimenti o elementi preziosi

dorate e calde. Lo stile di Mucha qui raggiunge un equilibrio perfetto: la linea del ramo su cui si appoggia languidamente la donna incoronata da papaveri segue il suo corpo come un’eco, tanto che i contorni sembrano diventare melodia visiva. Simbolicamente, l’ Estate è il tempo dell’abbondanza e della maturità: la donna, immersa nella luce mentre lambisce l’acqua con un piede, è madre e frutto della natura, un’immagine di serenità e compimento. Il suo corpo, disteso e flessuoso, comunica non solo sensualità, ma anche unione cosmica con la stagione che rappresenta. Progettata per il calendario del 1898 della Champenois , la litografia a colori del 1897, che costituisce il manifesto della mostra, intitolata Rêverie , rappresenta una giovane donna dagli occhi verdi con uno sguardo sognante; infatti, il termine

“Rêverie” è la litografia a colori realizzata nel 1897 scelta per il manifesto della mostra romana. Rappresenta una giovane donna dagli occhi verdi dallo sguardo sognante. A fianco, la litografia della serie stagioni dedicata all’ “Estate” che incarna la pienezza della vita naturale. Nell’altra pagina, “Chocolat Idéal”, opera a colori utilizzata come manifesto pubblicitario. Mucha elevò la grafica commerciale a forma d’arte

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