N°163 Dicembre
ITINERARI
nell’intera regione, poi gli Ortsweine legati a villaggi specifici, e in cima a tutto i Riedenweine, provenienti da singoli vigneti. Un viaggio tra le cantine permette di scoprire storie e famiglie che hanno trasformato il vino stiriano in un patrimonio identitario. I Thaller, ad esem pio, hanno costruito uno spettacolare castello del vino, il Weinschloss, dove Katharina e Karl, fratelli enologi, hanno puntato sui rossi in una regione di bianchi. Dai primi esperimenti con mezzo ettaro di vigna, negli anni Ottanta, la famiglia è arrivata a mettere insieme 25 ettari e una produzione di 130 mila bottiglie, con due versioni di rosso Zweigelt, Classico e Riserva, oltre a Merlot, Cabernet e Syrah (weinschloss-thaler.at). A Kapfenstein invece, in un castello dell’XI seco lo (con ristorante e 17 camere), la famiglia Wink ler-Hermader coltiva 38 ettari di vigneti su terreni vulcanici ricchi di olivin, un minerale che qui affiora sulle colline come segno inconfondibile dell’origi ne vulcanica di queste terre (winkler-hermader.at). Georg Winkler-Hermader ama ricordare come negli anni Ottanta abbiano deciso di puntare sui rossi “perché il territorio, meno piovoso e più caldo, lo
permetteva”, racconta. Invece, nel villaggio vinicolo di St. Anna am Aigen la giovane generazione degli Ulrich porta avanti un’azienda nata nel 1893 con 20 ettari e 22 etichet te, oggi guidata dal 29enne enologo David Ulrich e dalla sorella Cornelia, che si occupa di marketing e vendite. I bianchi dominano, ma il rosso Zweigelt diventa anche rosé e spumante (weinhof-ulrich.at). Sempre a St. Anna, la Vinothek Steiermark è il luogo perfetto per assaggiare il meglio della regione: 120 cantine, oltre 200 etichette e un panorama che spazia fino alla confinante Slovenia. Un soggiorno nel Thermen Vulkanland non può mancare, dormendo in un castello o in un maso circondato da vigneti (thermen-vulkanland.at). Ma prima bisogna passare da Graz, la “porta” della Stiria, 350 mila abitanti, oltre 50 mila universitari, e un mosaico di stili architettonici che spaziano dal Medioevo al Barocco, dal Rinascimento alle archi tetture più ardite della contemporaneità. Come la Kunsthaus, una “casa dell’arte” dalle forme biomorfe e blu lucenti: una creatura arrivata dallo spazio o uscita dalle profondità marine, piantata tra le facciate storiche del centro. Non è un caso che l’Unesco abbia riconosciuto il centro storico di Graz Patrimonio dell’Umanità. Basta salire sulla collina dello Schlossberg, tra i resti della fortezza e la Torre dell’Orologio, per cogliere con uno sguardo la sua armonia di tetti rossi e facciate eleganti. E se Graz è il punto di partenza, ci sono almeno tre tappe da non perdere nei suoi dintorni. Sono il Freilichtmuseum Stübing, che ci porta indietro nel tempo tra 110 case tradizionali austriache immerse nella foresta; l’Austrian Sculpture Park, con 81 installazioni di land art tra prati e laghi; infine, il Castello Eggenberg, che celebra nel 2025 i suoi quattrocento anni con una mostra dedi cata alla potente famiglia di Graz, gli Eggenberg. Invece, per mangiare si può gustare la cucina tradizionale dell’ Altsteirische Schmankerlstub’n ( schmankerlstube.at) e del Landhauskeller (lan dhauskeller.at).
Il paesaggio di colline e vigne allevate su terreni vulcanici, circa 38 ettari, del castello Schloss Kapfenstein della cantina Winkler Hermader. A destra, un cortile rinascimentale del centro storico di Graz con i tavoli del ristorante Landhauskeller; il centro storico della città è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità. Sotto, una botte celebrativa nella cantina Weinhof Ulrich e l’isola artificiale sul fiume Mur a Graz con l’architettura dell’italiano Vito Acconci commissionata per Graz
80 Food&Beverage |dicembre 2025
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