N°163 Dicembre
CALABRIA
Kamastra, regno della cucina arbëreshë
Massimiliano Rella
A Civita, in provincia di Cosenza, Enzo Filardi ha dato vita a un progetto che valorizza la cucina italo-albanese. Con un menu ancorato al territorio e alle origini balcaniche della comunità
T rent’anni di cucina arbëreshë nel cuore del Pollino, in Calabria. Entrare al Ristoran te Kamastra significa varcare la soglia del tempo e delle radici degli “albanesi d’Italia”, giunti sulle nostre coste secoli addietro in fuga dagli Ottomani. Nella grande sala del ristorante, sotto archi di mattoni che reggono travi di abete e di castagno del Pollino, si respira l’atmosfera delle locande di una volta: atmosfera calda, conviviale, rustica e ammantata di storia. Qui, a Civita - Çifti per gli arbëreshë - un piccolo e grazioso borgo alle pendici del Parco Nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza, l’ex avvocato penalista Enzo Filardi ha trasformato nel 1995 la passione per la musica etnica italo-albanese in un progetto gastronomico. Oggi 74enne, musicista per diletto, Filardi è l’anima di questa impresa che ha fatto della memoria arbëreshë il suo filo conduttore. Il locale si trova negli spazi di una delle due antiche filande di famiglia, attive tra il 1906 e il 1972 per la produzione di lana cardata. La prima, nel centro del paese, ospita il ristorante; nella seconda, nelle gole del Raganello, c’è invece un piccolo museo di archeologia industriale. Negli anni Ottanta la filanda era diventata una sala prove per la musica. Poi l’idea di aprire la cucina e proporre i piatti casalinghi della cultura
italo-albanese che rischiavano di perdersi. Dal 1995, esattamente trent’anni fa, il Ristorante Kamastra è diventato dunque un presidio della tradizione arbëreshë , con una formula semplice e autentica: 80 coperti, arredamento rustico, oggetti della civiltà contadina alle pareti, vini cosentini e calabresi in abbinamento e un conto che difficilmente supera i 35 euro per tre-quattro portate. E, soprattutto, è un omaggio alle radici delle popolazioni cristia no-albanesi, giunte con varie ondate in Calabria e nell’Italia meridionale dopo la caduta dell’impero bizantino, in fuga dagli Ottomani. La proposta gastronomica, legata al territorio e fedele alle risorse e agli ingredienti locali, diventa quindi il filo conduttore per la riscoperta delle tradizioni culinarie, secondo un percorso che vuole coniu gare gli antichi sapori della terra calabrese e del mondo contadino con le influenze balcaniche del Paese delle Aquile: l’Albania di Giorgio Castriota, detto Skanderbeg (1403-1468), l’eroico difenso re dell’indipendenza albanese contro l’invasione ottomana del secolo XV. Storia e dettagli a parte, il cuore dell’esperienza gastronomica è il menu, rigorosamente radicato nel territorio e nelle origini balcaniche della comunità. La cucina è affidata allo chef Francesco Algieri, custode delle ricette tramandate. Uno dei piatti
L’avvocato Enzo Filardi nel 1995 ha trasformato la sua passione per la musica etnica italo-albanese in un progetto gastronomico che ha fatto della memoria arbëreshë LO VXR ȴOR FRQGXWWRUH Gli Arbëreshë sono una minoranza etnico-linguistica della Calabria originari dell’Albania e della Grecia, arrivati nella regione tra il XV e il XVIII secolo per sfuggire all’invasione ottomana
74 Food&Beverage |dicembre 2025
Made with FlippingBook Ebook Creator