N°163 Dicembre
MERCATI
Alghe e carne coltivata piacciono ai giovani Francesco Torlaschi
Quello delle proteine alternative è un mercato in crescita grazie alla ricerca in cui l’Italia gioca un ruolo importante. Gli ostacoli sono costituiti da gusto, scarsa conoscenza da parte dei consumatori e costi
L unga è la strada per le alternative alla carne. Insetti, alghe e carne coltivata formano un mercato globale in piena espansione, ma fanno fatica in molti casi ad arrivare sul piatto del consumatore. I dati del settore pubblicati nel corso degli Stati Generali delle Proteine Alterna tive dicono che il mercato globale delle proteine alternative, che oggi vale 90,5 miliardi di dollari, è destinato a raggiungere i 238,7 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuale del 9,8%. Un boom trainato dall’accelerazione della ricerca scientifica in Europa, dove i finanziamenti pubblici sono quasi triplicati negli ultimi cinque anni, raggiungendo i 318 milioni di euro. L’Italia svolge una ruolo importante visto che è il primo paese in Europa per numero di ricercatori attivi nel settore (633). A confermare l’interes se sono i consumatori: nel 2024, le vendite di prodotti vegetali hanno toccato i 639 milioni di euro (+16,4% sul 2022), con alternative vegetali al formaggio che hanno raddoppiato il loro valore in due anni (+100%), e il 59% degli italiani afferma di aver ridotto il consumo di carne. A guidare la domanda di proteine alternative sono principalmente Millennials e Gen Z, che in 2 casi su 3 già integrano alimenti plant-based nella loro dieta, come spiega una ricerca del Future Food Institute. Si tratta di consumatori urbani, che si identificano spesso come flexita riani (27% della popolazione europea, accanto al 62% onnivoro e all’ 8% tra vegetariani e vegani) che riducono la carne senza eliminarla e sono
motivati da salute (47%), benessere animale (29%) e sostenibilità (26%). E allora dove stanno le criticità? Come rivela uno studio condotto dall’Eth di Zurigo, il gusto rimane il principale fattore di scelta, seguito dalla percezione di salute e sostenibilità, e la chiave per conquistare la fiducia è la familiarità. Le persone scelgono ciò che conoscono e, non a caso, le fonti proteiche più accettate come alternative alla carne sono quelle percepite come naturali e tradizionali: patate, riso e piselli. Al contrario, insetti, alghe e carne coltivata restano opzioni meno appetibili, considerate “innaturali” o troppo distanti dall’esperienza quotidiana. L’accetta zione di nuovi alimenti non è, infatti, solo una questione di gusto, ma un complesso intreccio di fattori psicologici: barriere come il disgusto, la tecnofobia e la percezione di “innaturalez za” sono ostacoli reali. A queste si aggiunge il prezzo elevato dei prodotti a base di proteine alternative. “Superare questi ostacoli richiede di abbracciare un approccio di open innovation sfruttando tutte le potenzialità dell’ecosistema R&D italiano, a partire dall’interazione tra le eccellenze della grande industria alimentare e il mondo della ricerca e delle startup -spiega Maurizio Bettiga, ideatore degli Stati Generali delle Proteine Alternative e Chief innovation officer di Italbiotec- Inoltre, è necessario un nuovo approccio culturale: l’obiettivo è costruire ponti, coinvolgendo direttamente agricoltori e allevatori, ma anche chef”.
L’Italia è il primo Paese in Europa per numero di ricercatori attivi nel settore delle proteine alternative. La spinta del mercato viene soprattutto dai giovani che tendono a mangiare meno carne, senza eliminarla del tutto, e sono attenti alla salute, al benessere animale e alla sostenibilità
72 Food&Beverage |dicembre 2025
Made with FlippingBook Ebook Creator