N°163 Dicembre

DENOMINAZIONI

In Sicilia il pistacchio Dop si trova anche a Raffadali

Rossella Cerulli

I nvade ogni piatto, pizza, formaggio o cornetto ci si accosti a gustare. È, insomma, dappertut to, in una over exposition di granelle e glasse francamente stucchevole. Che porta a chiedersi di che qualità sia e da quali sponde arrivi (e infatti se ne importano circa 10 mila tonnellate l’anno dall’estero). Perché lui, l’onnipresente pistacchio, non è possibile provenga tutto da Bronte, né che sia tutto Dop (non a caso è uno dei prodotti italiani più contraffatti). Ma madre terra siciliana, che non finisce mai di stupire, un altro pistacchio eccellente, benché meno noto, ce l’ha eccome. È quello di Raffadali,

Meno noto di quello di Bronte, è frutto della medesima cultivar e possiede un importante contenuto di acidi grassi Omega 3 e 6. La storia di Enzo Di Stefano e del suo panettone

nato nel 2023, 19 soci tra produttori e confezio natori- Conferendogli un importante contenuto di acidi grassi Omega 3 e 6, una maggior resa in oli, una forma più allungata e un verde più intenso di quello di Bronte. Ma anche un sapo re più dolce e meno sapido. Se è stato difficile ottenere un’altra Dop? Oltre alle peculiarità del frutto abbiamo dovuto dimostrarne la storicità, con la presenza di esemplari più che centenari. Anche dolci antichi come il cous cous dolce al pistacchio, preparato dalle suore del Monastero Santo Spirito di Agrigento, o i ricci verdi, ideati a inizi ’900 per le feste del duca Giovanni Colonna, appassionato botanico feudatario della zona, testi moniano l’uso tradizionale del nostro prodotto”. Introdotto dagli arabi intorno al IX-X secolo sulle colline di Rahl-Afdal (villaggio eccellente, fertile), ma anche nei dintorni di Caltanissetta, il fastuk (da cui il termine dialettale fastuca) è pre sente nell’intera zona, fino al recente boom che ha portato la Dop ad estendersi su 31 comuni. La cultivar, innestata su un arbusto selvatico, la Pistacia terebinthus, dà vita a una pianta longeva, dalla chioma folta, produttiva dopo sette anni dall’impianto: i cui rami lasciati a necessita, però, di assidue cure per garantire l’annuale raccolto (al contrario di quello biennale etneo), manuale e laborioso. Ma come fare per tutelare la nuova Dop? “Abbiamo scelto un percorso di certificazione molto rigido, in collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato -continua Gazziano- Il pistacchio di Raffadali sarà infatti il primo frutto a guscio in Europa a dotarsi di un passaporto digitale. Su ogni pacchetto verrà alle gato un Qr code che permetterà ai consumatori di verificare l’autenticità del prodotto. L’adesione al progetto, al momento volontaria, diventerà toccare terra permettono ai frutti di godere di temperature uniformi per la maturazione. Seppur resistente,

cittadina di 12 mila abi tanti, a 12 chilometri da Agrigento, che nel 2021 ha ricevuto anch’esso il ricono scimento di origine protetta. Dando così vita a una Dop nella stessa regione a uno stesso prodotto.

Introdotto durante la dominazione araba a 5D΍DGDOL LQ SURYLQFLD GL Agrigento, e nei dintorni di Caltanissetta, questo

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Proprio lo stesso? “La cultivar è la medesima e cioè la Bianca, ma le diverse condizioni pedo climatiche e i terreni più ricchi, non vulcanici, rendono il nostro pistacchio unico -spiega Salvo Gazziano, direttore del nuovo Consorzio di tutela,

in Europa a dotarsi di un passaporto digitale con Qr code di autenticità

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