N°163 Dicembre
Chianti Classico 2000, e sono quelli che sono stati dati ai produttori che ne facevano richiesta per gli impianti dei nuovi vigneti. Naturalmente abbiamo fatto un’enormità di microvinificazioni per valutarne il potenziale enologico. Abbiamo scelto il meglio del meglio, ci siamo concentrati su pochi cloni che davano i risultati sperati e attesi che hanno cambiato l’enologia chiantigiana e non solo. Dal 2000 a oggi il 60% dei vigneti del territorio del Chianti Classico sono stati piantati con i nuovi cloni; i vigneti sono passati da 1.500-2.000 piante alle 5.000-6.000 di oggi, e nei sesti di impianto è stato abbandonato il cordone speronato a favore del Guyot, che si è rivelato più adatto. Inoltre, il 60% del territorio del Chianti Classico è riconosciuto bio: le altitudini abbastanza elevate garantiscono grande freschezza anche nelle annate più calde, e i vigneti sono circondati da boschi in cui c’è una enorme biodiversità”. Chianti Classico 2000 è un progetto che è stato un trampolino di lancio per tutto ciò che si è rea lizzato dopo nel Chianti Classico: la Gran Selezione (utilizzata da oltre il 60% delle aziende socie), e le Uga (Unità geografiche aggiuntive) che hanno contribuito all’innalzamento qualitativo dei vini: “È stato un progetto rivoluzionario, mai fatto prima in Italia in campo viticolo, che ha raggiunto risultati straordinari intervenendo solo sulla parte agrono mica e che ha portato i viticoltori a praticare una viticoltura più sostenibile”, ha commentato Manetti. A 25 anni dalla conclusione del progetto il risul tato è nel bicchiere: la degustazione di 11 Chianti Classico Docg frutto di quel progetto antesignano e lungimirante ha svelato vini identitari del ter ritorio e del vitigno, con una territorialità unica, non replicabile e irripetibile. Ognuno con le pro prie differenze, di terreni ed esposizioni, ma tutti con quelle caratteristiche migliorative portate dai nuovi cloni: tannini più delicati e fini, elevate aci dità, buona concentrazione, lunghezza del sorso, avvolgenza, grande bevibilità e, soprattutto, una struttura che consente a questi vini di maturare al meglio nel tempo.
Le tappe del progetto sono state spiegate all’evento di Milano dal presidente Giovanni Manetti (nella foto in alto), e da Carlo Ferrini, l’enologo che allora, per scelta del Consorzio, ne fu il coordinatore e portò avanti uno studio approfondito del territorio e di selezione clonale. Su 239 viti alla fine di 16 anni di lavoro sono stati selezionati 34 cloni resistenti alle malattie: 24 di sangiovese 8 di canaiolo e 2 di colorino, ma solo 7 cloni di sangiovese e 1 di colorino portano la sigla Chianti Classico 2000, e sono quelli che sono stati dati ai produttori che ne facevano richiesta per gli impianti dei nuovi vigneti
47 Food&Beverage |dicembre 2025
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