N°163 Dicembre
MERCATI
L’olio d’oliva vola negli Usa ma è l’effetto scorte Bibi Monti
L’Osservatorio di Certified Origins segnala un export record, ma è nei prossimi mesi che si vedranno gli effetti dei dazi. In Italia la produzione cresce del 20%, mentre la Spagna cala del 10%
I l terzo trimestre del 2025 si è chiuso con segnali contrastanti per il mercato mondiale dell’olio d’oliva. Secondo quanto emerge dall’Osservatorio sul mercato oleario internazionale di Certified Origins, da un lato le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record, dall’altro il clima estremo e la siccità continuano a condizionare la produzione nei principali Paesi mediterranei. Nel periodo considerato, le esportazioni europee verso gli Stati Uniti hanno registrato un incremento significativo, con volumi di oltre 66 mila tonnellate a giugno, più del doppio rispetto allo stesso mese del 2024. Un risultato influenzato dalle strategie di anticipo delle forniture da parte di catene distributive e operatori americani della Grande distribuzione che hanno intensificato gli acquisti per mitigare gli effetti dei dazi. Le ripercussioni effettive delle misure tariffarie saranno tuttavia più chiare solo a fine anno, quando i dati sulle vendite al dettaglio restituiranno una fotografia completa del mercato. Sul fronte produttivo, l’Europa mediterranea ha risentito in modo differenziato delle condizioni climatiche estive. In Spagna, il caldo record e la scarsità di precipitazioni hanno imposto una revi sione al ribasso delle stime, con un calo del 10% rispetto alle previsioni di inizio stagione, portando la campagna 2025/2026 su livelli analoghi a pleta del mercato. a mediterranea ha o delle condizioni caldo record e la imposto una revi n un calo del 10%
mentre al Sud la siccità ha anticipato l’inizio della raccolta in alcune aree già da settembre. Le previ sioni complessive indicano una produzione di circa 300 mila tonnellate, pari quasi a un +20% rispetto alla campagna 2024/2025. Per la Tunisia si prevede una produzione di circa 450 mila tonnellate, un dato di rilievo che conferma il ruolo del Paese nel panorama produttivo mondiale. Sul fronte dell’export gli Stati Uniti, che hanno una produzione nazionale che copre solo il 3% del fabbisogno, restano il principale mercato extra-Ue per l’olio d’oliva europeo, con importazioni stimate oltre le 181 mila tonnellate a metà 2025 e una cre scita tra il 14% e il 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Segue il Brasile che registra circa 42 mila tonnellate di olio d’oliva importato dall’Europa e che, a marzo 2025, ha annunciato la rimozione dei dazi all’importazione sull’olio d’oliva europeo, anche se il volume annuale ha subito un calo temporaneo di circa il 12% a causa di precedenti turbolenze di mercato. Il Regno Unito si conferma un mercato significativo, con oltre
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Le esportazioni europee di olio di oliva verso gli Stati Uniti hanno registrato un incremento significativo, con volumi di oltre 66 mila tonnellate a giugno 2025, più del doppio rispetto allo stesso mese del 2024. Un risultato influenzato dalle strategie di anticipo delle forniture da parte di catene distributive e operatori americani della
23.600 tonnellate importate e un mode sto incremento annuale dell’1,8%. Si registrano aumenti rilevanti anche in mercati in espansione: l’Australia ha aumentato le importazioni di oltre il 60%, il Canada di oltre il 50% e la Cina di oltre l’85%, confermando la crescente diversificazione geo grafica e la portata globale della domanda di olio d’oliva.
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quella precedente. In Italia, invece, la situazione è più articolata: al Nord le piogge abbondanti e l’umidi tà hanno aumentato i rischi di infestazioni da mosche da frutta,
Grande distribuzione, che hanno intensificato gli acquisti per mitigare gli effetti dei dazi
30 Food&Beverage |dicembre 2025
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